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Pornografia digitale: da sex.com ai giorni nostri

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Un piccolo viaggio su come è nata la pornografia e su come si è rapidamente digitalizzata.

Ah, la pornografia. Che bellissima scoperta vero? Non siate timidi, apprezzarla è del tutto normale. Ogni persona ha i propri gusti, i propri feticismi, e internet è là, pronto a darci una “mano” nelle giornate tristi e sole.

Al giorno d’oggi, il web è stracolmo di siti a sfondo pornografico con ogni tipo di materiale, a volte anche illegale in molti paesi (come la pedo-pornografia o la zoofilia). Nel 2012, una ricerca tenuta dal sito Extreme Tech, mostrava gli esorbitanti numeri che la pornografia online era in grado di raggiungere: mentre il tempo medio di visita su un sito di news era di circa 3-6 minuti, su un sito porno le persone passa(va)no circa 15 minuti.

Prendendo per esempio il traffico del sito Xvideos.com, l’autore dell’articolo mostra come 15 minuti a persona (considerati come circa 90 mb di traffico in download) diventano 29 petabytes di dati al mese (50 gb al secondo). Certo, Xvideos ai tempi era uno dei siti più importanti e contava 350 milioni di visite mensili, ma i domini a sfondo pornografico nel web sono più di 30 milioni. Provate a immaginare la quantità di accessi totali che si potrebbero contare.

Senza contare la pornografia nascosta inserita in 4chan o Reddit o, ancora più in profondità, nel deep web (ma qui scendiamo anche nell’illegalità).

Ma da dove è nata la pornografia?

Il sesso e il porno sono sempre stati d’uso comune fin dall’antichità: i greci e i romani erano molto più aperti mentalmente e avevano molti meno tabù rispetto ad esempio all’Italia attuale (e in generale al resto del mondo), ma la presenza della Chiesa cattolica e delle altre religioni hanno alimentato molto l’odio per la cultura erotica.

Nonostante tutto, l’essere umano non poteva fare a meno di questa bellissima risorsa.

l'origine du monde

È il 1860 circa e Gustave Courbet dipinge il quadro l’Origine du monde”: il soggetto e il significato sembrano abbastanza sottintesi.

Una trentina di anni dopo, nel 1895, i fratelli Lumière inventano il cinematografo e, appena un anno dopo, viene pubblicato il primo film erotico: Le Coucher de la Mariéen. Non era niente di che in realtà, nel film era presente “solo” una breve scena di spogliarello.

Per molti anni la pornografia dovette fare i conti con la legge, perché in molti paesi era ritenuta illegale. I pochi porno prodotti per quasi un secolo erano dei corti di bassissima qualità chiamati Stag Movie.

Fu circa verso la metà del XX secolo che nacque il genere cinematografico Sexploitation: film ad alto contenuto sessuale e violento, molte volte accompagnati da scene di nudo integrale e sesso simulato.

sexploitation

Era solo l’inizio. I produttori di Sexploitation decisero infatti entro poco di investire in film con scene di sesso reali, stavolta: è la nascita dei feature-lenght hard core, veri e propri film porno.

Con il passare del tempo, il porno venne legalizzato nella maggior parte dei paesi, aiutato anche dai moti hippie dei ’60. Il dominio della pornografia cinematografica duro per più di 20 anni: si stima che il 75% delle videocassette vendute durante gli anni 70-80 fossero porno. Successivamente, con l’avvento della telefonia mobile e del Bell Phone System nel 1984, esplose anche il fenomeno delle sex phone hotlines.

L’avvento di internet e il primo sito porno

Non ha stupito nessuno il fatto che l’avvento di internet abbia dato alla pornografia una nuova, infinita, frontiera. Seppur ancora agli inizi, il web era un velocissimo e comodissimo sistema di comunicazione e le persone iniziarono a sfruttarlo fin da subito.

Nei primi anni ’90 si usavano i cosiddetti Usenet Newsgroups, una sorta di forum primordiale in cui le persone si scambiavano immagini. I limiti di banda erano così alti che una stessa immagine doveva essere convertita in una forma testuale codifica, spezzettata in sezioni e pubblicata sull’alt.binaries dell’usenet. Veniva poi scaricata dagli altri utenti e ricomposta.

Inizialmente era fatto tutto a mano, ma piano piano iniziarono a nascere i primi programmi di conversione automatica, portando così ad una crescita esponenziale di utenti.

Un articolo del 1995 scritto da Martin Rimm e intitolato “Marketing Pornography on the Information Superhighway: A Survey of 917,410 Images, Description, Short Stories and Animations Downloaded 8.5 Million Times by Consumers in Over 2000 Cities in Forty Countries, Provinces and Territories” mostrava come circa il’85% del traffico di immagini dello Usenet fosse a sfondo pornografico.

La pornografia online rimaneva illegale, ma la regolamentazione federale americana non poteva fermare internet. Qui fa la comparsa uno dei protagonisti della rivoluzione informatica degli inizi del 2000, Stephen Cohen. Cohen infatti possedeva quello che nessuno ancora era riuscito ad avere: il dominio www.sex.com.

sex.com

Pagina d’accesso a sex.com

Stephen Cohen contattò la AIS Marketing, una startup che poi inizierà ad occuparsi di ads su siti pornografici, con l’intenzione di sfruttare il potenziale che aveva: del resto, “sex.com” sarebbe stata la prima cosa che le persone avrebbero digitato se fossero state alla ricerca di porno sul web, perché non sfruttarlo? Divenne così un’enorme galleria pornografica, ciò che l’Usenet in pratica era stato per 10 anni.

A Cohen si affiancò Jordan Levinson (il fondatore dell’AIS Marketing), che inizio ad occuparsi della monetizzazione del sito tramite pubblicità. Ormai internet era usato da 1 americano su 5 ed era il momento di comportarsi da capitalisti.

Oltre alla pubblicità, infatti, Cohen capì che le persone erano disposte anche a pagare pur di vedere il porno, e così fu. Levinson e Cohen guadagnavano circa 500.000$ al giorno tra subscribers e pubblicità.

Il processo a Cohen

Ma Cohen non era stato il primo proprietario del dominio sex.com. Infatti, lo aveva ottenuto illecitamente da Gary Kremen, fondatore del sito match.com . I modi specifici di tale acquisizione sono tutt’ora sconosciuti.

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Gary Kremen (sinistra) e Stephen Cohen (destra)

Gary era seduto a programmare il suo sito di incontri quando ricevette l’e-mail in cui gli notificavano il cambio di informazioni di proprietà legate al suo dominio: Kremen ne prese il possesso letteralmente rubandolo.

Quando scoprì quanti soldi stesse guadagnando, iniziò un processo che durò fino al 2001. Alla fine, Kremen vinse e le parti arrivarono ad un accordo: 64 milioni di dollari volti a rappresentare i guadagni persi durante quei 5 anni. Cohen decise allora di scappare a Tijuana per evitare di pagare l’accordo.

In risposta, Kremen appese per tutta la città dei manifesti da ricercato con la sua faccia. Il risultato? Polizia e cacciatori di taglie si presentarono alla porta di Cohen e iniziarono uno scontro a fuoco. In ogni caso, Cohen venne arrestato ed estradato, tenuto 6 mesi in carcere fino a quando il giudice non si arrese. Ad oggi, Stephen Cohen deve ancora i 64 milioni a Kremen.

Nel 2001 sex.com venne venduto per la cifra di 16 milioni di dollari, per poi essere venduto più volte. Ora ha sede a Montreal e riceve circa 2 milioni di visite giornaliere.

La pornografia su internet oggi

Oggi la situazione è molto diversa: esistono i grandi colossi del porno, esistono i piccoli siti, insomma, c’è l’imbarazzo della scelta. La pornografia virtuale è in continua evoluzione.

porno!

Alle gallerie porno, sono susseguiti in poco tempo  i vari siti di video hosting e streaming (Pornhub, Youporn, Xhamster eccetera). Il guadagno era immediato. Già produrre un porno aveva dei costi bassissimi di produzione, se tu mi elimini quasi del tutto anche i costi di distribuzione ne risultano i 14 miliardi di dollari di fatturato a livello globale nel 2012.

L’avvento di questo tipo di siti ha portato anche il fenomeno della pornografia amatoriale. Inizialmente era rara e di bassa qualità, ma con l’aumento delle capacità tecnologiche è diventata una vera avversaria per la pornografia industriale.

Il più grande colosso del porno nel 2020 è senza dubbio Mindgeek e il suo network: il Pornhub Network. Questo è un insieme di alcuni tra i più importanti siti pornografici (GayTube, Peeperz, PornIQ, PornMD, Pornhub, Redtube, Thumbzilla, Tube8 e Youporn).

Tra l’altro, Mindgeek possiede babes.com e il famosissimo Brazzers, i più grandi siti di produzione di lungometraggi pornografici e di streaming (ne possiede molti, ma molti, altri).

potenza pornografia

E’ interessante osservare l’evoluzione e la crescita esponenziale che hanno avuto le così dette Cam Live, quello che erano le sex hotlines degli anni 90. L’utente in questo caso può interagire (in chat) con la cam girl appunto che, inquadrata dalla webcam, farà quasi tutto quello che le verrà chiesto di fare (ovviamente a pagamento).

Come si può notare nella classifica di Alexa riguardante i siti più visitati negli US, Pornhub è “appena” 49°. Sopra di lui si trovano due siti molto importanti di Cam Live: Livejasmin e Chaturbate. Cosa li rende più speciali dei normali siti porno? Sicuramente, come già detto, l’interattività è un fattore molto importante.

Inoltre, questi siti sono gestiti come dei veri e propri strip club virtuali: il sistema dà infatti dei token in cambio di soldi reali, e questi token verranno usati quasi sempre uno alla volta. Proprio come si fa con le banconote da un dollaro negli strip americani, no?

melody

Projekt Melody

Le cam live inoltre stanno diventando sempre più interattive: per esempio, è stato creato un modo per collegare i token ricevuti al vibratore della camgirl così che, una volta ricevuti tanti token contemporaneamente, questo aumenti sempre di più l’intensità della vibrazione. Un altro esempio è la storia di Projekt Melody, una cam girl che in realtà non esiste, ma è totalmente digitale.

La nuova frontiera del porno è la realtà virtuale (VR) e siti come Pornhub si sono già attivati per cercare di sfruttarla a pieno. Chissà cosa ci riserverà il futuro.

Io, personalmente, non vedo l’ora di scoprirlo. Siamo nel 2020 ed è incredibile parlare ancora di tabù del sesso e del porno. Divertitevi a curiosate su internet, imparerete sicuramente qualcosa di nuovo.

[ crediti immagine in evidenzia: Dana Weeks ]

 

 

 

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