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V-tubers: storia e ascesa di un fenomeno del web 3.0

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L’origine delle v-tubers.

Il Giappone è famoso per molte cose, ma fra queste ciò che viene più spesso messo sotto i riflettori è il mondo degli anime. Fra action figures, cosplay ed eventi fisici, è immediato capire che l’universo moe si estenda al di là di fumetti e cartoni animati, raggiunge invece il mondo reale permeandolo così tanto da creare una vera e propria subcultura.

I tentativi di sfondare la quarta parete portando i personaggi bidimensionali il più vicini possibile alla quotidianità sono stati tanti, dai vocaloid agli esperimenti su VR chat, ma fra di essi spicca quello delle V-tubers (virtual youtubers): si tratta di effettivi content creators che lavorano tipicamente su Youtube o Twitch rappresentandosi attraverso avatar 3D in stile anime, solitamente rappresentanti personaggi femminili (ndr, sebbene ultimamente siano in aumento anche quelli maschili), un’idea estremamente semplice ma che ha avuto un successo inaspettato e travolgente.

Storia delle v-tubers: da Kizuna AI ad oggi

La tecnologia fa passi da gigante e quella del motion capture non fa eccezione: nata come costosa prerogativa delle produzioni hollywoodiane, oggi può essere usata da chiunque abbia a disposizione l’attrezzatura necessaria, ed è stata proprio grazie alla diffusione di questo strumento che nacquero le v-tubers.

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Kizuna AI, quella che è stata a tutti gli effetti la prima v-tuber

Nel corso del tempo, sono stati fatti molti tentativi per applicare la motion capture alla produzione di video amatoriali, ma è solo nel tardo 2016 che nacque la concezione odierna di v-tuber: fu in quell’anno infatti che Kizuna AI sconvolse il panorama mediatico creando quello che a tutti gli effetti è diventato un nuovo genere.

Ma prima di Kizuna, l’esperienza più vicina a quella del virtual youtubing fu quella dei Vocaloid (ndr, che adoperavano “semplici” ologrammi animati in precedenza), che ebbe sì un successo esplosivo, ma di tutt’altro tipo.

La nuova stella di Youtube nipponica possedeva un vantaggio che Miku e affini non avevano: non si trattava di un semplice modello animato, bensì di un avatar controllato in tempo reale da una vera attrice, in grado di ridurre considerevolmente il senso di uncanny valley (ndr, letteralmente “valle perturbante” e fa riferimento ad un livello di realismo talmente alto da creare disagio nell’osservatore) apparendo molto più umano dei suoi predecessori.

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La vocaloid Miku Hatsune in un concerto dal vivo. Si usa proiettarne l’ologramma per dare un senso di maggior realismo, ma si tratta sempre di un’animazione preparata in precedenza.

La crescita di Kizuna non passò inosservata: nel Marzo 2018 erano nati circa un migliaio di nuovi canali e nuovi personaggi sulla stessa falsariga della ragazza virtuale spopolarono in Giappone. A gennaio del 2020 se ne contavano oltre 10.000, mentre Kizuna riuscì a raggiungere il pubblico occidentale finendo per partecipare a collaborazioni con celebrità del web e della tv americani.

Nuove v-tubers comparsero quotidianamente, reiterando generi di video diversi: dal gameplay al vlog, arrivando persino al NSFW con Projekt Melody.

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Le cinque v-tubers di Hololive English, da sinistra: Takanashi Kiara, Mori Calliope, Watson Amelia, Ninomae Ina’nis e Gawr Gura

Nel dicembre del 2019 venne fondata la Hololive Production, un’agenzia di talent scouting specializzata nel v-tubing. Grazie ad essa, si segnò l’inizio di una nuova era per il mondo dell’intrattenimento virtuale: promuovendo le loro nuove star digitalizzate, Hololive riuscì ben presto a creare un panorama simile a quello delle idols giapponesi, arrivando però addirittura al pubblico anglofono tramite il sottogruppo “Hololive-English

Un mercato in crescita

Quello delle V-Tubers è un settore che non accenna a smettere di progredire: i profitti che genera sono in perenne aumento e l’offerta stessa si diversifica sempre di più: basti pensare che tra i 20 utenti che ottengono il maggior guadagno tramite superchat (ndr, un servizio molto popolare in Asia che permette, tramite donazioni, di mettere in evidenza dei messaggi in chat durante delle live su Youtube) ben 14 sono v-tubers, di cui 12 affiliate ad Hololive.

Il guadagno delle idols virtuali tuttavia non è limitato alle sole donazioni e monetizzazione dei video: ad oggi, sono in produzione diversi gadget e persino un progetto multimediale (ndr, di cui ancora si sa poco ma) che sarà legato all’universo di Hololive: “Hololive Alternative“.

Non mancano inoltre pubblicazioni musicali tramite CD o Spotify, collaborazioni con videogiochi e persino eventi dal vivo.

Hololive, però, non detiene il monopolio sul mercato delle v-tubers: altre agenzie sono in costante crescita, individuando e promuovendo nuovi talenti.

Sono degne di nota in tal senso Nijisanji e Animare, le organizzazioni che sponsorizzano rispettivamente talenti come Kuzuha (€769.506 guadagnati nel 2020 dalle sole donazioni) ed Inaba Haneru (€540.934), ma esistono decine di altre società concorrenti quali VShojo (ndr, che dirigono, fra le altre, Projekt Melody) o NoriPro, e non mancano canali indipendenti.

Il boom delle V-tubers non sembra arrestarsi affatto: concerti come l’Hololive Fest riempiono interi teatri, mentre su Spotify l’Hololive Idol Project (il complesso di idol virtuali che ha formato Hololive) supera i 119.000 ascoltatori mensili.

La produzione musicale legata a questo ambiente è maggiormente di genere j-pop, ma non solo: Mori Calliope, per esempio, è diventata celebre anche grazie alla sua musica rap.

Il segreto del successo delle v-tubers

V-tuber è di per sé un termine vago, che sta ad indicare un qualsiasi creatore di contenuti online che interpreta un personaggio attraverso un avatar, questo può lecitamente portare a chiedersi quale sia il vantaggio che un intrattenitore virtuale avrebbe rispetto ad uno reale.

La risposta è riassumibile in una singola parola: moe, ovvero l’amore incondizionato per personaggi in stile anime/manga.

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I membri della “quarta generazione” di idol virtuali presentate da Hololive

Quello del v-tubing è un panorama certamente vasto ma con una perenne costante: alla creatività di persone in carne ed ossa vengono infatti abbinati il carisma e la bizzarria di un personaggio immaginario, che fa leva sul suo surrealismo per generare una sospensione dell’incredulità nello spettatore.

Ogni v-tuber di successo ha infatti sì il suo format, ma anche la sua personalità e la sua lore, cosa che permette di creare un contesto che, se realizzato da un individuo non appassionato al genere, apparirebbe come palesemente finto.

Basti considerare il gruppo anglofono di Hololive: solo uno dei cinque personaggi è un essere umano, mentre gli altri si pongono al limite del fantasy (ndr, non per niente il gruppo è chiamato anche HoloMyth). La formazione non sarebbe altrettanto credibile se fosse composta da attrici reali. 

Esperimenti come quello del canale di Filthy Frank dimostrano che si possa assegnare ad interpreti reali anche le caratterizzazioni più teatrali ed esagerate, ma si può dire lo stesso delle loro backstories?

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Una copertina del Filthy Frank Show, una serie di video celebre per la sua surrealità ed il suo tono delirante in cui erano inseriti personaggi spesso volti a parodizzare stereotipi del panorama degli anime

Alla base del successo delle v-tubers però non c’è solo questo. Il loro è uno scenario complesso, composto da centinaia di content creators differenti, con propri format, personalità e sotto trame individuali, che si relazionano fra loro e (soprattutto) con la community.

Proprio quello del pubblico infatti è un ruolo decisivo: molto spesso, le v-tubers interagiscono direttamente con la propria audience, per esempio commentando gli omaggi artistici ad esse dedicate o permettendo ai donatori di avere un qualche tipo di ruolo attivo in una diretta.

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Persino la famosa streamer Pokimane tentò di usare un avatar in CG per sperimentare il genere del v-tubing

Tutto ciò non si discosta troppo dalla regolare attività di uno streamer: basti pensare a come alcune celebrità di Twitch abbiano provato varie volte a fare uso di avatar virtuali o si siano detti interessati a farlo, ma la sola certezzadi avere di fronte un personaggio, e non una persona, dà allo spettatore semplicemente la sensazione dello sfondamento della quarta parete, ed è probabilmente questo il vero segreto del successo delle v-tubers.

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Nerd incallito e nintendaro fino al midollo, sono niente di più che un tizio capace di mettere in fila due parole. Scrivo per urlare al mondo le mie passioni

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