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Donda (2021) di Kanye West, la recensione

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Donda

Did your ideas really ever come to life?

Dopo una estenuante attesa, condita da una frizzante tensione con Drake risolta solo dopo mesi, Donda, il nuovo disco di Kanye West, ha visto finalmente la luce.

Un disco che vanta una produzione curata e soprattutto uno Ye (ndr, Kanye West) decisamente in forma e pronto a portare in vita (e in musica soprattutto) molte idee derivanti dalla sua travagliata vita familiare e spirituale, decidendo di mettersi a nudo come poche volte nella sua lunga carriera.

Donda: i temi

Con questo album Kanye rielabora il tema della fede affrontato in “Jesus Is King” in modo meno banale e diretto e, nonostante le influenze gospel rimangano in alcuni tratti dell’album, le canzoni non sono più delle semplici preghiere in musica, ma si trasformano in un’analisi (ndr, molto vaga e diluita, data la lunghezza dell’insieme) della situazione mentale, sentimentale e spirituale di Ye mediata dalla figura della madre Donda, figura centrale nel suo percorso di crescita, artistica e non, che dà il nome a questo album.

Donda

Kanye entra in scena con un giubbotto antiproiettile, idealmente protetto dal nome della madre.

In sostanza, una presa di coscienza matura protratta però per quasi due ore, perdendo quindi molto del suo significato e della sua forza.

Donda: le canzoni

Piccola premessa: le canzoni sono davvero tante, specie per un album rap, e questa caratteristica è decisamente una lama a doppio taglio.

Nonostante non ci siano canzoni, detto terra terra, particolarmente brutte e/o inascoltabili (ndr, tranne Tell The Vision, che sembra registrata con un videofonino del 2005) molte sono, come si dice in gergo, “mid”, ovvero mediocri, dimenticabili, oppure menomate come la title track Donda, a cui manca completamente la strofa di Pusha T sentita durante i listening party che era il vero punto di forza della traccia.

Donda

La casa d’infanzia di Kanye, ricostruita all’interno di uno stadio di Chicago in occasione dell’ultimo listening party.

In compenso, a bilanciare ci sono altrettante canzoni che, se non diventeranno dei classici del genere (ndr, anche se visto il numero di ascolti, pare improbabile), quantomeno rimarranno in rotazione a lungo, grazie alle loro qualità: Kanye appare in gran forma, al massimo della sua creatività, con una quantità pazzesca di ospiti di altissima caratura e anche una produzione che è una gioia per le orecchie, grazie a producer come Mike Dean.

Nota allo stesso tempo di merito e demerito inoltre è aver ripreso canzoni che dovevano essere in altri album e poi scartate, come ad esempio 80 Degrees del mai uscito Yandhi che si è trasformata in Hurricane: bellissima, innegabile, ma forse la provenienza da un altro album si sente.

Donda: gli ospiti

Gli ospiti sono decisamente il piatto forte che Kanye decide di portare in tavola: passiamo dall’humming familiarissimo e dolce di Kid Cudi in Moon ad uno scatenato Playboy Carti che porta le sue sonorità più trap e drill assieme a Fivio Foreign in brani come Junya e Off The Grid.

Da segnalare poi il ritorno su un album di Kanye di Jay-Z con Jail, segno del recuperato rapporto tra i due (ndr, sperando che questo sia il preludio ad un Watch The Throne 2, ma forse è volare troppo con la fantasia) e anche e soprattutto di The Weeknd che eleva Hurricane ad un livello di musicalità superiore.

Donda

Kanye e Kim Kardashian al termine dell’ultimo listening party, conclusosi con un abbraccio tra i due.

Immancabile poi la presenza del Sunday Service Choir e degli altri artisti che in un modo o nell’altro orbitano attorno a Kanye, come Ty Dolla Sign e Travis Scott.

Particolare poi la scelta di Kanye di portare sul suo album dei personaggi controversi quali DaBaby e Marylin Manson, forse più per esternare la sua opinione sulla cancel culture più che per scelta prettamente musicale.

Un roster di tutto rispetto quindi, che anzi fa impallidire la lista di featuring dei futuri album.

Conclusioni

Ma quindi, questo Donda, è bello? Sì, è un buon album, con una buona produzione e tanti featuring che lo rendono ricco di contenuti di cui godere. Insomma c’è un po’ per tutti i gusti, ma per lo stesso motivo soffre immensamente diventando spaventosamente pesante e pieno di canzoni da skippare, senza le quali probabilmente l’album sarebbe volato via leggero nella top 3 degli album di Kanye, mentre così si ferma purtroppo appena un gradino sotto.

Piccolo appunto per quanto riguarda la copertina dell’album: forse la scelta di Kanye di “listare” a lutto il suo album è stata senz’altro la migliore.

 

 

 

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