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Musica

Nujabes: chi è il padre della musica lo-fi

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Vita di un genio musicale.

Jun Seba aka Nunjabes nasce a Tokyo il 7 febbraio 1974: passa la sua infanzia nel quartiere Nichi-Azolu dove sviluppa il suo innato interesse verso la musica. In particolare, il giovanissimo Jun sembra interessato specialmente alla musica jazz, i cui toni, a volte nostalgici e a volte energici, saranno il marchio di fabbrica delle sue produzioni.

Decide di avere un nome d’arte, e sceglieNujabes (ovvero, il suo nome di battesimo scritto semplicemente al contrario): capisce in fretta che la musica sarà non solo un semplice hobby ma il suo mestiere, tanto che a soli ventun anni aprirà (ndr, in uno scantinato) il suo primo negozio di dischi: Guinness Records.

Nujabes ad un concerto

Il negozio non solo lo renderà ben noto tra il nascente circolo underground della società edochiana (ndr, del villaggio di Edo, riferito a Tokyo), ma lo aiuterà a trovare numerosi brani jazz dai quali trarrà i samples per le sue iconiche e inimitabili composizioni di instrumental hip-hop. 

Un esempio molto lampante del suo stile può essere Aruarian Dance, il brano di Nujabes che (ad oggi) ha riscosso più successo tra il pubblico di YouTube con ben 11 milioni di visualizzazioni. La traccia segue un estratto del classico del 1939, eseguito dal brasiliano Lourindo Almeida nel suo album Classical Current del 1970, The Lamp is Low.

Nujabes rielabora il breve sample con semplicissimi accorgimenti, senza stravolgere la melodia di provenienza, ottenendo un risultato più moderno ma che non rinuncia ai toni malinconici e pacifici della chitarra di Almeida.

Dopo aver lavorato al suo primo brano ufficiale con il rapper inglese Funky DL (ndr, al quale addirittura pagò il biglietto aereo per Tokyo pur di lavorare con lui), nel 1998 Jun apre la sua etichetta discografica, la Hydeout Production.

Da qui inizierà il suo successo con varie collaborazioni, prima tra tutte quella che lanciò la carriera di Substantial, il quale dirà in un’intervista, in riferimento a Jun:

“Voleva che la musica parlasse da sola. Voleva costruire la sua reputazione su ciò che stava creando.”

Seguirà poi nel 2003 il suo primo album, intitolato Metaphorical Music. E’ così che Nujabes mostra al mondo il suo stile unico, fresco e in grado di trasmettere al tempo stesso ottimismo e malinconia (ndr, ma ovviamente, il tratto distintivo restano le profonde influenze jazzistiche).

Samurai Champloo

Nel 2004 Jun Seba viene contattato per collaborare assieme a Fat Jon, Force of Nature e Minmi, alla colonna sonora che lo consacrerà definitivamente, quella per la seconda serie anime diretta da Shinichiro Watanabe, ovvero Samurai Champloo. Citando lo stesso Shinichiro:

“Nujabes è stato il primo nome che mi è venuto in mente mentre pensavo alla musica per Samurai Champloo”

Samurai Champloo unisce, in pieno stile dell’autore di Cowboy Bebop, due elementi apparentemente incapaci di combaciare tra di loro: cultura hip-hop e Giappone del periodo Edo. Prodotto da Manglobe, l’anime presenta una riuscita miscellanea di questi due temi, risultando in un prodotto unico nel suo genere (come del resto già Cowboy Bebop).

La musica nell’anime accompagna le avventure di Mugen, Jin e Fu nel Giappone dei Tokugawa, attraverso puntate autoconclusive legate con una sottilissima trama orizzontale che fa da leggero collante, con numerosi excursus sulle caratteristiche storiche del Paese del Sol Levante (ndr, specialmente in riferimento alla persecuzione dei cristiani).

Il lavoro di Jun per Samurai Champloo sarà raccolto in due dischi: Departure e Impression (ndr, da non sottovalutare la opening Battlecry composta assieme al collaboratore di fiducia Shing02, né la splendida opening Shiki no Uta).

La prematura scomparsa

Sull’onda del successo, Nujabes pubblica nel 2006 il suo secondo album studio Modal Soul, il quale mostra un musicista ormai ben conscio del suo stile, più maturo e sicuro di sé.

Nonostante il successo, la paura di non sapersi rinnovare lo spinge ad allontanarsi dai riflettori per quattro anni, addirittura rilasciando una sola intervista scritta in questo lungo lasso di tempo ad un inviato del giornale Sound and Recording.

Tuttavia, Jun Seba non resta con le mani in mano e lavora sodo alla sua etichetta, rilasciando varie raccolte sotto la Hydeout Production. Nel frattempo però non smette di lavorare al suo nuovo album, Spiritual State.

L’album però non sarà mai ascoltato dal suo autore, poiché uscirà postumo nel 2011, dopo che il 26 febbraio 2010 Jun ebbe un incidente fatale sulla Shuto Expressway (ndr, una rete di autostrade a pedaggio nella Grande Tokyo), mettendo fine prematuramente alla carriera di un promettente musicista appena trentaseienne.

Nonostante ciò, l’ultimo album di Nujabes vedrà la luce solo  2016 quando il suo collega e amico Shing02 riuscirà a completare la compilation alla quale i due stavano lavorando poco prima dell’incidente, anche grazie al fortunoso ritrovamento dell’ultima traccia, ovvero Luv(sic) Grand Finale, sul cellulare di Jun Seba dopo la sua morte.

Luv(sic) Hexalogy è il canto del cigno di Nujabes, con alcuni dei suoi pezzi più indimenticabili, come il placido e rilassante Luv(sic) part 2. Commenterà poi lo stesso Shing02:

“Attraverso la sua musica profonda d’animo, Nujabes ha toccato moltissimi cuori nel mondo, persino oltre quanto avrebbe mai sognato.”

Parole che evidenziano come, nonostante la sua prematura scomparsa, la musica di Nujabes sia ancora e largamente apprezzata tutt’oggi.

L’eredità di Nujabes

Nujabes, nella sua musica, ha unito elementi di varia provenienza: elettronica, chillout, jazz. Questo suo stile musicale, così nostalgico, dolceamaro ma allo stesso tempo ottimista e propositivo, rende a tutti gli effetti Jun Seba uno dei progenitori della musica lo-fi.

Spesso infatti è stato accostato al ben più noto producer statunitense J Dilla. I due infatti condividono degli stili musicali molto simili e delle storie altrettanto vicine: nati lo stesso giorno ed entrambi scomparsi prematuramente.

Ma la lo-fi non deve a Nujabes solo i suoi toni e le sue atmosfere, ma è in “debito” con lui anche per quanto riguarda l’estetica che la circonda. Il Giappone infatti è parte integrante di questa sottocultura sviluppatasi nel web negli ultimi anni, figlia di una società giovanile romantica verso il passato.

 

Naturalmente, Samurai Champloo ha un posto d’onore in tutto questo e non è raro ritrovare frame o fan-art dell’anime messe come thumbnail di lunghe playlist lo-fi.

D’altronde, una generazione disillusa e nichilista come quella nata tra fine anni Novanta e inizi Duemila non poteva fare altro che trarre la propria arte più caratteristica proprio da tragici personaggi come Nujabes.

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