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Pepe the Frog: da meme a simbolo della rivolta di Hong Kong

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pepe the frog

Una meme può davvero essere simbolo silenzioso di protesta e solidarietà collettiva? Ebbene, sembra proprio che Pepe ci sia riuscita.

Sembra utopia, esagerazione perfino, ma è tutto vero: Pepe the Frog è a tutti gli effetti rappresentante onoraria dei moti rivoluzionari che stanno sconvolgendo da mesi la regione dell’Hong Kong. Ma come è stato possibile? Perché proprio questa rana? Cercheremo di rispondere a tutte queste domande facendo un quadro completo della vicenda.

pepe the frog hong kong

Dalla genesi di Pepe a… simbolo di destra o di odio?

Partiamo allora dalle origini di questo personaggio, Pepe the Frog. La celebre rana nasce dalla mano di Matt Furie per il suo cartone animato Boy’s Club nel 2005, ma è divenuto poi popolarissimo su siti come 4chan e Twitch.

La sua semplicità, le sue espressioni estremamente antropomorfe, hanno reso Pepe ben presto un vero e proprio meme largamente utilizzato da utenti comuni… e non. Non a caso, anche celebrità come Nicki Minaj e Katy Perry hanno ceduto al fascino dell’anfibio cartoon.

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Il più delle volte però, questa rana ha ottenuto un aspetto prettamente negativo nei contenuti in cui si ritrovava postata, favorendo messaggi carichi di crudeltà, violenza e xenofobia. Pepe fu nominata infatti come vero e proprio simbolo di odio dal web, finendo tra le immagini che diffondevano messaggi antisemiti dalla Anti-Defamation League.  Venne perfino usata dal movimento estremista Alt Right che inneggia(va) alla supremazia della razza bianca.

Pepe fu utilizzata anche in poster diffusi dal noto sito americano di estrema destra Infowars, che poi l’autore denunciò pubblicamente per violazione di copyright, vincendone la causa proprio lo scorso giugno.

Da allora, la rana (seppur ancora utilizzata in messaggi violenti) sta cercando progressivamente di tornare un’icona positiva e la sua occasione potrebbe esserle stata offerta proprio dai rivoluzionari cinesi.

La protesta di Hong Kong

Secondo tassello della storia (se non forse il più importante) sta nel capire cosa stia succedendo nella regione. 

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Da alcuni mesi Hong Kong è protagonista di svariate rivolte e proteste contro il governo Cinese. Il tutto nacque a causa dell’ introduzione di una nuova legge che permetterebbe la “consegna” ( o meglio, estradizione) di sospetti criminali con i quali Hong Kong non ha di fatto questo tipo di accordo, in particolare con la Cina.
Hong Kong fa sì parte della Cina, ma come stato semi-autonomo: ha una sua moneta e un suo sistema politico, in una soluzione trovata nel 1997 riassumibile perfettamente con la frase: “Una Cina, due sistemi.”

Questo epilogo sarà valido almeno fino al 2047, eppure, molti cittadini di Hong Kong ritengono che il suo governo abbia incominciato a piegarsi troppo alla volontà di quello cinese. In pratica, non si starebbero rispettando i principi e i diritti stabiliti, come: la libertà di protesta, di parola e di stampa.
Il punto di rottura si ebbe proprio con la legge che prevede l’estradizione, legge che i manifestanti vogliono assolutamente eliminare, ma non solo.

Il popolo ha infatti aggiunto altre richieste come ad esempio il rilascio di tutti coloro che sono stati arrestati durante le manifestazioni, una specifica inchiesta sulla brutalità che ha avuto la polizia nei confronti dei manifestanti e le dimissioni del capo esecutivo di Hong Kong Carrie Lam, il quale avrebbe sospeso il disegno di legge nel vano tentativo di reprimere le proteste. Ma al contrario, i sempre più violenti scontri con le forze dell’ordine sono stati inevitabili. 

Se prima la protesta era partita da professori e disoccupati, adesso gli scioperi hanno coinvolto anche giovanissimi, permettendo così al mondo dei meme di partecipare in effetti alla rivolta.

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Il ruolo di Pepe The Frog ad Hong Kong

E quale miglior personaggio cartoon se non Pepe the Frog? Partendo anche solo dall’etimologia, il suo nome in cinese (伤心青蛙) vuol dire rana triste. Una tristezza che si riversa nei più giovani, oppressi da una politica che non assicura loro il futuro tanto agognato e sperato. Proprio questo rappresenta Pepe a Hong Kong, un simbolo di libertà e dei movimenti contro l’establishment (ovvero, l’insieme dei detentori che hanno potere sulla politica e sull’economia).

Una prima diffusione di questo meme (riveduto e corretto) è stata sicuramente grazie alla funzione stickers di Telegram: a questo link infatti è possibile installare il pacchetto di adesivi dedicati a Pepe the Frog in questa versione fighting, appunto. La rana ci appare, infatti, con un elmetto in testa da costruzione, che è diventato celebre riassunto delle proteste a Hong Kong.

Inoltre, le persone hanno iniziato a dipingere Pepe sui muri, su grandi striscioni (che si possono vedere ondeggiare sopra la folla in tumulto): la rana viene rappresentata stavolta con la scritta “Don’t Beat Me” (non picchiarmi), una frase volutamente riferita alla scellerata violenza della polizia armata di spray al peperoncino e manganelli contro i manifestanti.

 

 

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Qualche settimana fa, una ragazza in particolare è diventata grande eroina delle proteste poiché sfortunatamente colpita da un proiettile in un occhio. E’ nata così una nuova campagna di protesta chiamata “Occhio per Occhio” e da questo episodio sono nate altre rappresentazioni di Pepe The Frog dove si può vedere Pepe con un occhio ferito e bendato.

Inoltre, un gesto emblematico è stato quello di  Dominik “Lacoste” Stipic, massimo esperto di Dota. Lacoste, durante il torneo internazionale dell’eSport svoltosi a Shangai, ha scelto di indossare appunto una spilla con Pepe per mostrare silenziosamente il proprio appoggio alla rivolta.

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Questo fa capire che dei semplici disegnini non sono più ritenuti delle pure immagini futili che vengono condivisi da banali utenti, ma possono avere potere, un forte impatto sulla società e possono perfino essere utilizzati anche per scopi estremamente specifici.

Certo si tratta pur sempre di una rana, un meme appunto, ma è sempre interessante ed istruttivo vedere come una singola icona può fare davvero molto per la diffusione immediata di messaggi: positivi o (sfortunatamente anche) negativi che siano.

 

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Scrittrice free lance, ammette senza alcun problema di essere appassionata di erotismo, in tutte le sue forme, sfumature e colori. Fate l'amore non fate la guerra, diceva qualcuno. Ebbene, non è poi così male come idea, dopotutto.

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