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Recensione – Sense: A Cyberpunk Ghost Story

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sense

Spettri dal passato

Sense: A Cyberpunk Ghost Story è l’avventura horror che segna il debutto di SUZAKU, un nuovo studio indie in collaborazione con Top Hat Studios. Dopo una campagna Kickstarter dal considerevole successo, il gioco è stato rilasciato inizialmente su Steam il 25 Agosto 2020.

Ecco di seguito la recensione della versione per Nintendo Switch rilasciata il 7 Gennaio 2021, edizione del gioco che, per qualche giorno, ha causato controversie su Twitter legate ai design iper-sessualizzati dei personaggi che il gioco presenta, addirittura con accuse di incitamento alla violenza a sfondo sessuale.

Ovviamente, come è stato possibile constatare dalle versioni rilasciate mesi fa sulle altre piattaforme, le accuse sono totalmente infondate: le scelte artistiche del gioco non incitano alcun tipo di violenza, né, in generale, possono essere considerate pornografiche, e Top Hat Studios ha tenuto fede alle proprie dichiarazioni, rilasciando il gioco su Switch senza effettuare alcun tipo di taglio o censura ai contenuti offerti.

Nonostante il gioco non rappresenti nulla di sensazionale nel panorama videoludico, è comunque apprezzabile (e condivisibile) questa scelta da parte del team di sviluppo.

sense start room

Sense: A Cyberpunk Ghost Story

  • Sviluppatore: SUZAKU
  • Editore: Top Hat Studios Inc.
  • Piattaforme: Nintendo Switch, Steam, Xbox One, PS4, PS Vita
  • Versione recensita: Nintendo Switch
  • Prezzo (Steam): 16,79 €

Una volta affondati i denti in questo Sense: A Cyberpunk Ghost Story eppure, il titolo non riesce ad essere molto più del tipico punta e clicca horror con una storia basata sulla cultura asiatica, sulla falsariga di The Coma e Detention, ma con molto meno che possa distinguerlo in maniera davvero positiva.

Il gioco costruisce una storia a più livelli tramite gli spiriti che il giocatore incontra durante la partita, e compie un buon lavoro nel renderla coerente con la tematica del folklore cantonese, ma a questa cyberpunk ghost story manca l’atmosfera che dovrebbe far tremare il giocatore durante la partita.

Esorcista per caso

Sense: A Cyberpunk Ghost Story offre una trama dalle molteplici sfaccettature: in una New Hong Kong di un futuro cyberpunk, il giocatore veste i panni di Mei, una net diver (ndr, pragonabile ad una specialista della rete o hacker) che, durante l’attesa per un appuntamento, si ritroverà improvvisamente all’interno di un edificio posseduto da spiriti maligni.

Come sarà possibile ipotizzare, la storia dell’edificio e quella degli spiriti sono strettamente legate e (visto che la protagonista smarrisce la via d’uscita molto presto) non resta che esplorare, nella speranza che, una volta arrivati all’ultimo piano, sarà possibile chiamare i soccorsi.

In realtà, non è propriamente possibile interagire con gli spiriti, che si presenteranno prevalentemente come nemici che cercano di uccidere il giocatore. Invece, per ricomporre gli avvenimenti che hanno portato questo posto allo stato attuale bisognerà investigare negli appartamenti dei defunti abitanti del condominio, il che arricchisce la trama, ma nella pratica si traduce sempre nel conoscere delle persone tramite i loro diari.

Sotto questo aspetto, le cutscene potrebbero fare molto di più, ma la loro implementazione è piuttosto scarna, a partire dall’assenza di sottotitoli (ndr, anche per i dialoghi in cantonese!) o di effetti che diano un certo impatto alle scene.

sense praying

Il metodo migliore per sbarazzarsi degli spiriti maligni è con un’offerta nel loro nome.

Detto questo, dal punto di vista della scrittura, la trama di Sense è interessante, grazie all’intreccio delle storie delle persone coinvolte e della cultura folkloristica cantonese.

In merito, gli amanti del paranormale che cercano qualcosa di diverso dalle leggende di stampo occidentale troveranno pane per i loro denti, visto che l’unico modo per sopravvivere in questo bizarro mondo è esorcizzare gli spiriti che daranno la caccia a Mei.

Dove Sense: A Cyberpunk Ghost Story fallisce

Reduci di un mese in preda alla febbre da cyberpunk, gli amanti del genere che da Sense: A Cyberpunk Ghost Story si aspetterebbero un’ambientazione del genere, ma saranno fortemente delusi: ci si ritrova infatti in una Hong Kong di un futuro oscuro, ma una volta che il giocatore si addentra nell’edificio in cui si svolge la storia, l’ambientazione sarà di tutt’altro gusto per la quasi totalità del gioco.

Certo, il mondo esterno intravisto da alcune finestre è pur sempre futuristico, e gli spiriti maligni sono rappresentati incorporando effetti in stile glitch, ma siamo pur sempre in un edificio abbandonato risalente agli anni Cinquanta, in cui il tempo sembra essersi fermato per un secolo.

sense spirit

Il primo spirito con cui il giocatore sarà alle prese in Sense: A Cyberpunk Ghost Story.

A parte in alcuni momenti sporadici, e nelle sezioni iniziali e finali della storia, la giungla al neon che ci si aspetterebbe è assente. Di conseguenza, mancano anche diverse attività che ci aspetteremmo in un’ambientazione cyberpunk, prima tra tutte quella dell’hacking, che, se fosse stata presente, si sarebbe sposata perfettamente con il personaggio di Mei, visto che la tecnologia è una delle sue passioni.

Infatti, tutto il gameplay di Sense gira attorno alla ricerca degli oggetti chiave che servono a mandare avanti l’esplorazione del palazzo, che procederà in maniera prevalentemente lineare.

In molteplici occasioni sarà necessario tornare indietro e prendere un oggetto, perché, anche se il giocatore cercherà di recuperarlo precedentemente, se in quel momento non esiste il bisogno esplicito di usarlo, il gioco spesso non permetterà di conservarlo in anticipo. Ed anche se alcuni puzzle sono piuttosto rari nel gioco, la maggior parte delle porte o casse che il giocatore troverà chiuse dovranno essere sbloccate con combinazioni numeriche opportunamente scritte in diari e altri oggetti simili.

sense crows

E per finire: il fattore horror tipico dei giochi di questo genere è piuttosto debole in Sense: A Cyberpunk Ghost Story. Salta subito all’occhio il modo in cui gli spiriti che infestano questo condominio non inseguano periodicamente il giocatore, poiché ciò accade solo durante delle sequenze predefinite.

Esiste un tasto per accendere o spegnere la torcia, ma tenerla accesa non ha alcun effetto negativo, l’unica altra fonte di difficoltà è la presenza di alcune scelte che possono uccidere Mei istantaneamente.

Il gioco infine è costantemente bloccato da schermate di caricamento ogni volta che il giocatore deciderà di cambiare stanza, il che porta a riavviare di continuo le tracce in sottofondo, impedendo di fatto di mantenere un’atmosfera che incuta davvero timore.

Sense A Cyberpunk Ghost Story

€16.79
5.5

Gameplay

4.0/10

Grafica

6.3/10

Audio

5.0/10

Comandi

5.0/10

Storia

7.2/10

Pro

  • Storia interessante
  • La presenza del folklore cantonese

Contro

  • Manca il cyberpunk in quasi tutto il gioco.
  • Gameplay e puzzle ripetitivi.
  • Scarsa cura tecnica.
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