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Sexting, ovvero: molto più di un messaggio erotico

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Gioie e piaghe di una chat (ben poco) privata, il sexting.

Il termine sextingfu coniato per la prima volta nel 2005 in un articolo sulla rivista australiana Sunday Telegraph Magazine, ma apparve ufficialmente sul Merriam/Webster’s Collegiate Dictionary nell’agosto 2012. Non ci vuole di certo molto per comprendere la sua traduzione letterale: chat a sfondo sessuale. 

Due (o più) utenti decidono di scambiarsi messaggi erotici (da semplice testo a foto) in una conversazione online: sembrerebbe tutto fatto tra adulti consenzienti, non viene neanche da chiedersi dove sarebbe il problema, ma come qualunque argomento che implichi la sessualità, anche il sexting può avere un lato oscuro e i propri contro. Vediamo quindi di analizzare il fenomeno molto approfonditamente, cercando anche di comprendere come determinati messaggi possano perfino causare dipendenza. 

Perché fare sexting?

I motivi possono essere tanto banali quanto squisitamente complessi, e scommettiamo che anche ai nostri lettori sia capitato almeno una volta di cedere a questa piccola tentazione. 

Primo tra tutti, l’autogestione: in una chat possiamo facilmente ponderare sulla risposta, cancellare e riscrivere più volte il messaggio prima di inviarlo, e soprattutto tentare più volte di scattare la foto affinché sia la più eccitante possibile per il nostro interlocutore. 

Un secondo punto molto importante è di certo l’autostima: sapere che, oltre lo schermo dello smartphone, c’è una persona sessualmente attratta da noi ci inorgoglisce, ci fa ben sperare sulla nostra vita sessuale. Non un semplice appuntamento (dating) bensì un vero e proprio andare in seconda base… senza base però. 

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Terzo è di certo la comodità: non serve essere necessariamente nudi per messaggiare, il sexting può essere fatto in qualunque luogo e situazione, un dettaglio che lo rende ancor più stimolante. Si può tranquillamente fingere di essere distesi a letto mentre si sta facendo la fila alla cassa del supermercato.

Quarto punto finale è la (apparente) temporaneità: gran parte degli utenti infatti utilizzano per il sexting chat soggette ad autodistruzione, o che rendono i media visibili solo e soltanto una volta o impossibilitano lo screenshot. Una praticità che ci fa sentire in un certo senso tutelati, ma non per forza. Esistono infatti centinaia di metodi online per ovviare (il più delle volte) il problema, e possono essere tranquillamente applicati da una persona che quelle conversazioni invece vuole mantenerle a tutti i costi. 

Notiamo quindi che alcune delle motivazioni contengono la parola auto-, delineando così una fortissima componente psicologica al sexting: componente che, a lungo andare, può causare (nei casi più gravi) una vera e propria assuefazione.

The Dark Side of Sexting

Il sexting cela però una cruda realtà: coloro i quali non riescono a farne assolutamente a meno, preferendolo perfino ad un rapporto sessuale reale. 

Lo spiega molto bene il documentario Addicted to Sexting del 2015, fino a pochi mesi fa presente nel catalogo della piattaforma Netflix. Oltre ad essere un pregevole approfondimento al fenomeno, illustra e spiega molto dettagliatamente le motivazioni che spingono qualcuno ad iniziare a messaggiare in quella modalità, fino a raggiungere anche la dipendenza. 

Adulti single e sposati certo, ma anche giovanissimi spesso e volentieri spinti da semplice spirito di appartenenza. Il sexting sembra anche il solo modo di approcciarsi al sesso per i teenagers i quali però, totalmente ignari dei pericoli, cadono in spietati tranelli.

I loro nudes (foto di nudo) finiscono sempre più spesso inoltrate in chat di gruppo, per arrivare così a vero e proprio cyberbullismo nonché pedo-pornografia a tutti gli effetti. Questo perché i giovani tendono ad essere meno razionali in campo sessuale, fidandosi ciecamente del proprio interlocutore e mostrandosi così nudi in foto con tanto di viso in primo piano che rende inequivocabile la loro identità. Errore che tuttavia commettono anche maggiorenni e adulti, sia chiaro. 

La (fin troppo facile) diffusione dei nudes, è infatti uno dei principali contro di questa pratica, poiché chiunque altro esterno alla chat “privata” potrebbe alla fine venire in possesso di quelle immagini in una agghiacciante reazione a catena.  La messa in rete può essere fatta per semplice “divertimento” o peggio ancora per il tristemente noto revenge porn: membri di una relazione ormai terminata decidono di rendere pubblici i nudes del proprio ex per pura vendetta personale. Fortunatamente, la legislazione italiana ha opportunamente integrato le normative in merito, dichiarandolo a tutti gli effetti reato. 

Il sexting “sano” esiste?

Come spiegato nel documentario: sì, esiste eccome. Il sexting rappresenta infatti uno delle perversioni più comuni in coppie stabili che intendono magari mantenere viva la fiamma dell’attrazione reciproca. Non è un male, non è una piaga da sopprimere a tutti i costi. 

Se infatti si ha pieno e comune rispetto per il proprio partner, è totalmente nullo un vero e proprio pericolo imminente per la propria privacy. Far eccitare la propria metà con proprie immagini erotiche non è altro che un modo come un altro per aumentare il desiderio una volta incontrati di persona. Il sexting “malato” si nasconde sempre e comunque nel chi ne fa uso. 

Nessuno deve sentirsi giudicato per averlo fatto, né tanto meno per farlo quotidianamente.

 

 

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Scrittrice free lance, ammette senza alcun problema di essere appassionata di erotismo, in tutte le sue forme, sfumature e colori. Fate l'amore non fate la guerra, diceva qualcuno. Ebbene, non è poi così male come idea, dopotutto.

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