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Yaga, recensione: avventura nel folklore slavo

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Un progetto che aveva del potenziale.

Yaga è un videogioco GDR hack’n slash, prima opera del gruppo indipendente Breadcrumbs Interactive. Nei panni di Ivan il fabbro, il giocatore dovrà avventurarsi in un mondo dipinto ispirandosi al folklore slavo: un’idea originale che susciterebbe l’interesse di chiunque ma che, purtroppo, non è riuscita a brillare come poteva.

  • Sviluppatore: Breadcrumbs Interactive
  • Piattaforme: Apple Arcade, Nintendo Switch, Xbox One, PlayStation 4 e PC
  • Versione recensita: Steam
  • Prezzo (Steam): €20.99

Nato come gioco mobile su Apple Arcade, Yaga è un titolo gradevole ma che non regge il confronto con altri capolavori indipendenti già visti su PC.

Trama e personaggi: fra originalità e delirio

La storia si apre con un prologo estremamente classico: la strega Baba Yaga punisce lo Zar per la sua superbia, maledicendolo ed annunciandoli che l’uomo più sfortunato fra i suoi sudditi lo avrebbe portato alla disgrazia, ma al despota è impedito ucciderlo, pena: la morte.

Il giocatore seguirà così le vicende di Ivan, fabbro sfortunato con una mano sola. Ingannato dal suo sovrano, il protagonista dovrà viaggiare per completare alcune imprese apparentemente impossibili, in modo da evitare l’esilio. Aiutato nell’impresa da Baba Yaga, le disavventure di Ivan lo porteranno a numerosi scontri, a dover scegliere se accorrere o meno in aiuto dei suoi compaesani e a delineare davvero la sua personalità.

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Ivan il fabbro, con alle spalle la strega Likho, che lo ha maledetto con la sfortuna

Della caratterizzazione del fabbro, il gioco può farsi pregio: è davvero possibile immedesimarsi in lui, che fin da subito fa tenerezza con la sua inarrivabile malasorte. Durante la maggior parte dei dialoghi con i personaggi secondari, al giocatore saranno proposte scelte che determineranno l’effettivo carattere di Ivan, le cui qualità vengono espresse come delle statistiche.

Sarà possibile, di volta in volta, essere avari, razionali, irascibili o folli e questa scelta avrà ripercussioni sulle battute successive e persino sul gameplay.

I vari abitanti del mondo di gioco sono ben pensati, offrono conversazioni spesso divertenti ricadendo frequentemente in un’ottima comicità non-sense, ma suscitando altrettante volte una forma di empatia per cui è difficile ignorarne le sventure.

Dalla nonna di Ivan, ossessionata dalla preoccupazione che il nipote non trovi moglie, fino al bizzarro Zombie risorto dalla tomba a causa del troppo rumore al cimitero, non ci si stufa mai della creatività della scenggiatura di questo gioco.

Grafica e sonoro in Yaga

Nelle fasi iniziali ci sono due elementi che colpiscono all’istante durante l’esperienza di gioco: la bellezza delle soundtracks e quella del comparto visivo (ndr, peccato che questo senso di meraviglia vada a scemare dopo un paio d’ore a causa della sua ripetitività).

Yaga conta di una colonna sonora a tinte folk pesantemente remixata, al punto da sembrare quasi dubstep: perfetta per le sue atmosfere, catapulta immediatamente il giocatore nel mondo delle leggende est-europee, tuttavia si tratta degli stessi, pochi, brani ripetuti decisamente troppo spesso.

Anche nelle ambientazioni il problema resta il medesimo: per quanto siano ben disegnate e vantino una gestione magistrale dei colori, si tratta degli stessi cinque o sei scenari riproposti all’infinito. Per quanto in giochi di questo genere sia normale che i diversi ambienti scarseggino in quantità, il caso di Yaga è particolare: sono stupendi, ma eccessivamente poco variegati.

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Il Polevik Anziano, uno dei boss del gioco

Una piena nota di merito va però al character design ed alle animazioni: tutto nel gioco ha un aspetto goffo che lo pone a metà fra il buffo e il grottesco, ed è amore a prima vista per ogni deformità dei vari individui presenti. In particolar modo, i creatori del team Breadcrumbs si sono sbizzarriti coi boss: dalle galline giganti agli spiriti polevik, sono tutti estremamente ispirati sul piano estetico.

Peccato che non tutti i nemici abbiano linee di dialogo, ma per quei pochi che ne dispongono il risultato è più che apprezzabile.

Un gameplay frustrante

La formula è quella di un hack’n slash con visuale isometrica ed elementi da RPG: un connubio di certo non innovativo, ma solitamente funzionale. Non è il caso di Yaga. Sebbene la componente action funzioni discretamente, con un combat system intuitivo ed efficace ma un po’ di input lag, quella ruolistica è ben poco riuscita.

Nel gioco abbondano opzioni di personalizzazione dell’equipaggiamento quasi totalmente inutili a causa della scarsa durevolezza delle armi che ti costringe a usare quelle di base, senza contare che molti oggetti hanno effetti simili e che i vantaggi che offrono non sono quasi mai determinanti. Non mancano nemmeno le statistiche, la cui funzione non viene mai spiegata, e le continue scelte da fare per potenziare un parametro piuttosto che l’altro, senza sapere a cosa si vada incontro.

Tutto ciò permette di riassumere una buona metà delle meccaniche di gioco in un’unica parola: confusione.

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Il sistema di forgiatura

Yaga osa cercando di essere unico e questo è certamente un pregio, tuttavia scade in quella che è la dinamica più fastidiosa fra quelle che lo contraddistinguono: la sfortuna. L’hud include una barra dedicata alla malasorte di Ivan, quando questa si riempie (subendo o infliggendo danni oppure facendo scelte associate a valori di personalità incoerenti nei dialoghi) si attiveranno gli effetti di alcuni oggetti equipaggiati, ma al tempo stesso sarà più facile rompere le proprie armi.

Essendo un fabbro, il protagonista può riforgiarle, ma questo porta via tempo in lunghe animazioni che non si possono saltare e, come già accennato, questa operazione non offre benefici tali da fare sì che ne valga davvero la pena.

Longevità e rigiocabilità

Il gioco di per sé è estremamente breve, se affrontato il più in fretta possibile può essere completato (a difficoltà bassa) in meno di una decina di ore, tuttavia offre un ampio repertorio di quest secondarie.

Se normalmente la ricchezza nelle missioni opzionali sarebbe un grosso pregio, in questo caso risulta solo come un tentativo di (come si suol dire) allugare il brodo: interminabili e ripetitive, si tratta quasi sempre di affrontare un gruppo di nemici (spesso dei banditi o degli animali feroci) al fine recuperare un oggetto. Questi incarichi fanno complessivamente bene al gameplay, ma non ci si trova di fronte alla profondità che ci si potrebbe aspettare.

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Nel gioco sono disponibili tre livelli di difficoltà, elemento che, visto il gameplay di tipo arcade, concede un netto miglioramento alla rigiocabilità di Yaga.

La scarsa durata dell’avventura principale e la monotonia delle missioni opzionali è smorzata da un unico pregio: la rigiocabilità. Divertirsi con i dialoghi offerti dal gioco è facile e, visto che questi dipendono dalle scelte del giocatore, si potrebbe aver voglia di ripetere l’esperienza costruendo in modo diverso il carattere di Ivan.

Si apre una parentesi spiacevole sul livello di sfida: Yaga è impegnativo nelle fasi iniziali ma dopo poco la crescita del protagonista accelera più di quella dei nemici, rendendo qualsiasi scontro di una semplicità disarmante.

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Persino le boss-fights possono essere percepite come tristemente facili. Fortunatamente all’inizio di ogni nuova run è possibile selezionare il livello di difficoltà, ma dopo aver preso la mano con i comandi e con i pattern dei nemici anche giocare in “hardcore mode” non risulta particolarmente complicato.

Conclusioni

L’impegno e le idee degli sviluppatori sono percepibili: Yaga è un titolo con un concept, quello del folklore slavo, molto inusuale e dal potenziale pressapoco inaudito, e si basa su una formula di gameplay che se gestita bene avrebbe portato a colpo sicuro alla realizzazione di un piccolo capolavoro. Non mancano certo i pregi per quello che poteva esere un vero gioiello, ma i difetti sono troppi e troppo gravi.

Frustrante, ripetitivo, confusionario, questo titolo spreca molto del suo potenziale nel voler fare troppo e nel farlo male. Yaga sarebbe potuto essere un capolavoro, ma non è riuscito ad essere più di un titolo discreto.

Yaga

20.99
6.4

Gameplay

4.0/10

Grafica

7.0/10

Audio

7.0/10

Comandi

8.0/10

Storia

6.0/10

Pro

  • Grafica e sonoro molto accattivanti
  • Dialoghi ben scritti
  • Ottima rigiocabilità
  • Comandi semplici e intuitivi
  • Uso originale del tema del folklore slavo

Contro

  • Meccaniche da GDR complesse e mai spiegate in tutto il gioco
  • Dinamiche ripetitive
  • Ambientazioni ridondanti
  • Dispersività nelle side quests
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Nerd incallito e nintendaro fino al midollo, sono niente di più che un tizio capace di mettere in fila due parole. Scrivo per urlare al mondo le mie passioni

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