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Rule 34: come è nata la regola NSFW di internet?

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Se esiste, c’è del porno in merito.

La celebre Rule 34 (regola 34) rappresenta uno dei capisaldi del web, annoverata infatti tra le 50 “Regole di Internet“.

Probabilmente i lettori più esperti saranno già largamente a conoscenza della regola ma per i (pochissimi) ignari diremo semplicemente che è grazie ad essa che è possibile trovare online materiale NSFW praticamente su tutto. 

Poche chiacchiere: c’è sempre del porno. Nessuna eccezione.

Le origini

La prima ufficiale apparizione della Rule 34 è nel lontano 2004, grazie ad una vignetta pubblicata sul sito web britannico Zoom-Out. Vediamo infatti un ragazzo scoprire che esistono fanart piccanti anche in merito agli amatissimi personaggi Calvin & Hobbes, perché si sa: l’internet rovina infanzie fin dal 1996. 

Non è ancora chiarissimo il perché di questa cifra specifica per la regola, ma da allora, si consolidò l’idea della sua esistenza come vero e proprio cardine degli internauti. 

Solo nel 2009 venne finalmente svelato l’autore del post: l’utente Electric Eggs creò infatti sul sito Something Awful un thread intitolato “Ask me about inventing Rule 34“, in cui affermava di aver creato il fumetto con sua sorella dopo aver imparato il motto della regola in una chat room.

Rule 34 e 35

Nel 2006 l’utente Nukeitall delineò su Urban Dictionary la prima definizione canonica della rule 34, definendola come una regola che definisce l’esistenza di materiale pornografico per qualunque soggetto immaginabile. 

La 34 fu integrata successivamente con la Rule 35, per poter eliminare ogni dubbio e cavillo in merito, fino a riassumente entrambe nel modo conosciuto ancora oggi.

Rule 34: c’è del porno, nessuna eccezione.
Rule 35: se al momento non viene trovato alcun porno, verrà (comunque) prodotto.

Dal 2007 in poi, furono creati centinaia di thread dedicati interamente alla regola 34, tra cui anche (immancabilmente) su 4chan.

Nel 2009, perfino il Telegraph menzionò in un articolo la Rule 34, elencandola come terza tra le “dieci regole più importanti di internet“.

Ad ognuno il suo sito

Nel 2009 fu ufficialmente creato anche un unico database della regola 34 su Paheal.net con uno specifico archivio e con tanto di barra di ricerca personalizzata.

Vi basterà infatti digitare “rule 34” su un qualsiasi motore di ricerca per essere rimandati al sito (quellaregola.xxx) dove potrete letteralmente cercare porno basato su qualunque cosa. 

Attenzione: la curiosità di scoprire se esistono o meno porno dedicati ad oggetti quotidiani vi consumerà.

Tanti auguri, Drypiss!

Sempre nel 2009, ad ingigantire il fenomeno della regola NSFW sarà lo streamer Drypiss che in occasione del suo diciottesimo compleanno, decise di filmarsi mentre reagiva a delle immagini trovate proprio sul sito sopracitato.

Il video fu condiviso su Twitter quasi 3000 volte, con circa 10.000 likes e oltre 90.000 visualizzazioni.

La Rule 34 divenne così a tutti gli effetti un principio che, di fatto,  in merito a fanart, fanfiction e creazioni erotiche di un determinato fandom o semplicemente di “qualunque cosa” finita online.

rule 34

E’ “grazie” ad essa se ad esempio possiamo ammirare le creazioni dei cloppers, o citando il fumettista online Xkcd (vignetta in alto), la celebre “Thomas the Tank Engine Slash Fiction“.

A tentare la s-fortunata ricerca di risultati in pieno stile “regola 34” sarà anche il famosissimo PewDiePie nel 2016, che rimase sconvolto dallo scoprire che esistono fanart erotiche perfino su di lui.

Ruined Childhood

Ci sono numerosi utenti online che “supportano” attivamente (o indirettamente) la Rule 34, con tutti i rischi annessi e connessi.

Un esempio è l’artista noto come Shadman (ndr, e molti di voi probabilmente lo conosceranno perfettamente) o più semplicemente Shadbase, uno dei più controversi e dibattuti online.

Autore di fumetti erotici (spesso parodistici) basati su cartoni animati, film, serie tv, videogiochi, anime, personaggi pubblici vari, memes e OC (personaggi originali dell’artista), è finito più di una volta in numerose polemiche e accuse, focalizzate sul fatto che, producendo simili fumetti (con talvolta minorenni per protagonisti), abbia in qualche modo favorito la pedopornografia online e la sessualizzazione minorile.

rule 34

Vero è che non è mai servita una “regola” per dōjinshi (ndr, manga puramente fanmade) o hentai di vario genere per inserire nelle tavole personaggi dall’aspetto di dubbia età.

E’ quindi questo il rischio più alto della Rule 34, una legittimazione (assolutamente priva di fondamento legale)? O va forse presa per quello che è, ovvero una semplice constatazione (visto che il porno online sarà sempre e comunque -almeno per ora- focalizzato su qualunque cosa)?

Lasciamo riflettere i lettori in merito.

 

 

 

 

 

 

 

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Scrittrice free lance, ammette senza alcun problema di essere appassionata di erotismo, in tutte le sue forme, sfumature e colori. Fate l'amore non fate la guerra, diceva qualcuno. Ebbene, non è poi così male come idea, dopotutto.

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