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Pepe the Frog: meme, simbolo politico, cryptovaluta o arte?

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Facendo spoiler ai lettori risponderemo: ebbene, Pepe è tutto questo, e non solo.

Vedremo infatti come Pepe è riuscito ad essere una vera e propria cartina tornasole della cultura mondiale, rappresentando lui stesso gran parte dei fenomeni che hanno caratterizzato quasi un ventennio di storia. 

Ma andiamo con ordine e partiamo dalle origini di questo personaggio, Pepe the Frog.

La genesi

La celebre rana nasce dalla mano di Matt Furie per il suo fumetto nonché cartone animato Boy’s Club nel 2005, per poi divenire popolarissimo su siti come 4chan e Twitch. E come mai?

Tutto ebbe inizio nel 2008, quando Reddit venne letteralmente invaso dai fumetti di Pepe, specialmente legato ad una sua frase (detta poco prima di urinare): Feels good, man. E come per qualunque altro meme, queste parole associate alla rana divennero virali. A febbraio infatti un collaboratore del sito Something Awful pubblicò il fumetto interamente basato su Pepe dal titolo appunto “Feels good, man”.

L’originale fumetto di “Boy’s Club”

 Ma se il più delle volte la popolarità di un personaggio (seppur inventato) può portare risvolti negativi, quelli accaduti a questa rana sono stati perfino imprevedibili

Feels bad, man.

Nel 2009 infatti iniziò a circolare una versione alternativa di quella frase, ovvero Feels bad, man. Non possiamo dire con precisione se sia stato questo l’inizio della fine di Pepe the Frog come semplice rana estratta da un fumetto, ma è sicuramente da allora che il buon Pepe inizia a spopolare tra i profili social di mezzo pianeta. 

Dal 2011 al 2014 infatti, Pepe otterrà il suo profilo “ufficiale” su Instagram, Twitter, Tumblr e Facebook nonché il suo specifico subreddit /r/pepethefrog. Ad adoperare l’iconografia di Pepe nei propri tweet saranno personaggi come Katy Perry, Nicki Minaj e perfino Donald Trump.

Chiunque sul web si sentì autorizzato a condividere e creare fanart con protagonista Pepe fino ad arrivare ad un triste epilogo: l’associazione di Pepe the Frog al movimento di supremazia bianca Alt-Right.

In effetti nel 2015, poco prima del tweet del presidente americano, su 4chan un artista di nome Maldraw aveva già ritratto Trump con le fattezze di Pepe in un’immagine puramente satirica, ma il fatto che neanche qualche mese dopo il vero Trump avesse poi condiviso pubblicamente sul proprio Twitter un’immagine di Pepe vestito da se stesso fece letteralmente scatenare il web.

Perfino durante la campagna presidenziale, il blog di Hillary Clinton pubblicò un articolo dal titolo: “Donald Trump, Pepe the frog, and white supremacists: an explainer“. E questo è soltanto uno dei centinaia di articoli finiti sul web tra il 2015 e il 2016 in cui veniva spiegato (per filo e per segno) cosa collegasse la rana al futuro presidente.

Da quel momento, Pepe fu nominata infatti come vero e proprio simbolo di odio interraziale, finendo tra le immagini che diffondevano messaggi antisemiti dalla Anti-Defamation League fino al tristemente noto Alt-Right e perfino in poster diffusi e venduti dal noto sito americano di estrema destra Infowars. 

Perfino la sua celebre frase venne stravolta in ideologia nazista come “Kill jews, man”.

La campagna “Save Pepe”

Ma il buon Matt Furie non stette con le mani in mano e decise di intervenire debellando il fenomeno con un piano tanto astuto quanto necessario: violazione di copyright. Infowars infatti non stava solo utilizzando l’immagine di Pepe per diffondere messaggi xenofobi ma la stava anzi mercificando. Una battaglia legale che fortunatamente Furie vinse nel 2019.

Ma non fu l’unica causa affrontata da Furie: nel 2017 aveva infatti denunciato l’autore di un libro apparentemente per “bambini” ma che conteneva temi fortemente razzisti ed anti-islamici divulgati proprio dalla rana. La giusta “punizione”?  L’autore del libro fu costretto a donare tutti i profitti delle vendite al Council on American-Islamic Relations.

Il 6 maggio 2017 però Matt decise di far morire il personaggio ufficialmente proprio in un fumetto di Boy’s Club, forse per far ritrovare un po’ di pace alla rana che era stata così duramente massacrata dai media.

In realtà, questo episodio gli permise di fondare una campagna di raccolta fondi su Kickstarter, chiamata “Save Pepe” proprio per salvare il personaggio dalla tragica fine, o piuttosto, per poter permettere a Furie di sostenere tutte le spese legali legate alle cause per Pepe the Frog. Furie scrisse nella descrizione della campagna di poter così “far risorgere Pepe, come un personaggio portatore di pace, amore e accettazione“, il reset di cui Pepe aveva in effetti bisogno.

Non a caso infatti, tra il 2016 e il 2017 Pepe venne associato perfino alla candidata francese Marine Le Pen, espediente che poi venne strumentalizzato ampliamente anche dalla stessa Le Pen durante la propria campagna. Ma la nostra amata rana è ancora molto lontana dal dimenticatoio del web.

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Rare Pepe e la rivolta di Hong Kong

Se infatti da un lato Matt Furie voleva solo proteggere la propria rana, l’internet non si era ancora stancato del povero Pepe. 

Nel 2018 infatti fu perfino creata la cryptovaluta PepeCash, basata sui Rare Pepe ovvero immagini rare appunto che ritraggono la rana. Per rendere più chiaro il concetto ai lettori, pensate ad una collezione di carte pokémon in cui però figura Pepe: quanto più è rara la carta, tanto più varrà un corrispettivo in PepeCash.

L’origine si deve alla prima asta mai organizzata di Rare Pepe, tenutasi nel 2018 durante l’evento Rare.af a New York. E sì, esiste perfino il relativo gioco di carte noto come “Rare Pepe Party”.

Esempi di Rare Pepe Card, tutte utilizzabili nel gioco di carte online sul sito rarepepe.party

Ma non solo. Basandoci invece sulle più recenti vicende, nel 2019 Pepe the Frog è diventato simbolo della sanguinaria protesta di Hong Kong. Proprio grazie a Pepe infatti i giovani studenti cinesi hanno potuto avere voce, attraverso un personaggio che letteralmente in cinese viene tradotto come “rana triste” (伤心青蛙).

Pepe è stato infatti ritratto anche con un occhio ferito in onore della studentessa che è stata colpita in pieno viso durante l’ennesima protesta tenutasi ad Hong Kong. Da allora, qualunque persona abbia condiviso immagini di Pepe pubblicamente, viene collegata ad un sostegno verso i rivoluzionari cinesi.

Dominik “Lacoste” Stipic, durante il torneo internazionale dell’eSport svoltosi a Shangai, ha scelto di indossare appunto una piccola spilla con Pepe per mostrare in modo silenzioso ed elegante il proprio appoggio alla rivolta.

Gli omaggi a Pepe

Sorvolando invece sulla questione politica o economica legata a Pepe, esiste un’artista russa di nome Olga Vishnevsky, in arte Pepelangelo.

Olga infatti dal 2016 ritrae Pepe come protagonista dei più importanti capolavori della storia dell’arte, a partire da Van Gogh fino a Michelangelo (da cui poi Olga ha tratto ispirazione per lo pseudonimo), fino ad arrivare a cameo nel mondo del cinema. Insomma, finalmente una forma positiva e divertente per il nostro amato Pepe.

Per chi invece volesse approfondire la storia di Pepe the Frog anche e soprattutto attraverso gli occhi del suo autore, sappia che esiste un documentario dal titolo “Feels Good Man”.

Il primo documentario di Arthur Jones non ha tanto come soggetto il buon Pepe, ma anzi il suo creatore Matt Furrie: un viaggio che segue Furie nella tempesta mediatica che lo ha travolto suo malgrado, nelle sue estenuanti lotte in tribunale e nella sua rivalsa. Il film è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2020, ed il 15 febbraio 2020  Feels Good Man ha ottenuto il 100% di approvazione su Rotten Tomatoes sulla base di ben 13 recensioni.

Insomma, c’è ancora chi crede che Pepe sia solo un meme?

 

Copyright copertina: AMBAR DEL MORAL/MASHABLE

 

 

 

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Jolandanta

Scrittrice free lance, ammette senza alcun problema di essere appassionata di erotismo, in tutte le sue forme, sfumature e colori. Fate l'amore non fate la guerra, diceva qualcuno. Ebbene, non è poi così male come idea, dopotutto.

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