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La Fisher Space Pen, la storia della penna che scrive a gravità zero

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Quando la Nasa iniziò il lancio di astronauti, si accorsero rapidamente che le penne non scrivevano con gravità zero.

La corsa macroscopica alla conquista dello Spazio ha generato molte leggende e una di esse sostiene che la NASA abbia speso milioni di dollari per sviluppare una “penna spaziale” in grado di funzionare in assenza di gravità, mentre i sovietici risolsero lo stesso problema in un modo molto più semplice ed economico: usando le matite.

In realtà, sia i russi che gli americani usarono sin da subito le matite. Sì scoprì, dopo purtroppo, che le loro punte si rompevano facilmente e continuavano a fluttuare nell’aria, con il rischio di essere ingerite o inalate e la grafite essendo un conduttore di corrente c’era la possibilità di causare corti circuiti incastrandosi nelle apparecchiature.

Inoltre le matite, erano infiammabili essendo composte da grafite e legno, venendo utilizzate all’interno dell’atmosfera delle prime capsule spaziali, dove era presente ossigeno puro. Non va dimenticato, a questo proposito, che tre astronauti americani persero la vita nell’incendio scoppiato a bordo dell’Apollo 1 durante una simulazione a terra, per cui la paranoia verso l’infiammabilità era più che giustificata. Anche un portamina, composto principalmente da plastica e alcune parti di metallo, contiene comunque grafite pericolosa. Dunque la matita, non era affatto una soluzione geniale per prendere appunti o scrivere nello spazio.

fisher space pen

Nel 1965, Paul Fisher, brevetta con numero Pat.# 3,285,228 la Fisher Space Pen la penna antigravità

Nel luglio del 1965 un imprenditore statunitense, Paul Fisher della Fisher Pen Co, realizzò a proprie spese e di propria iniziativa una biro pressurizzata, oggi nota come Fisher Space Pen, e ne vendette alla NASA alcuni esemplari a prezzo simbolico di 2,95 $ al pezzo. Dopo due anni di test eseguiti dalla NASA il suo primo utilizzo nello spazio della Fisher Space Pen, risale alla missione Apollo VII nell’Ottobre del 1968. La biro costò a Fisher oltre un milione di dollari, che non chiese mai alla NASA.

fisher space pen in orbita

Foto in orbita della Fisher Space Pen nel 1975 – Apollo-Soyuz Test Project

Com’è fatta la Fisher Space Pen

La penna che viene tutt’ora utilizzata nelle missioni spaziali Americane e Russe è realizzata con componenti esclusivamente in ottone e acciaio. A differenza delle normali penne che hanno bisogno della gravità per alimentare l’inchiostro, la Space Pen ha un cartridge pressurizzato con azoto a 3 atmosfere che alimenta la sfera di alta precisione in carburo di tungsteno, consentendo una scrittura con qualunque angolo, anche rovesciata. Dunque la penna ha richiesto, per il suo utilizzo, lo sviluppo di un inchiostro speciale.

L’inchiostro visco-elastico, utilizzato dalla Space Pen, ha la consistenza di un denso collante gommoso che scorre come risultato dell’azione radente della sferetta nella sua sede. Questo movimento radente stempera il solido gel tixotropico (è la caratteristica fisica di diminuzione di viscosità all’aumentare del movimento) consentendo alla penna di scrivere in modo fluido su quasi tutte le superfici, anche sotto l’acqua. L’evaporazione, la perdita di inchiostro e la colatura posteriore sono eliminate.
La penna scrive tra -35°C e +150°C, sotto l’acqua e sopra materiali oleosi, la vita senza utilizzo della stessa è stimata di 100 anni.

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La mia avventura sul Web comincia all’età di 12 anni, quando venni completamente affascinato da internet e dall’informatica. Da subito cominciai a sperimentare tutto ciò che mi era possibile, dallo smontaggio all’assemblaggio dei computer fino allo studiare il back-end e il front-end delle pagine web. Sono appassionatamente curioso, colleziono film, manga e fumetti ed adoro internet.

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