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Attualità

Per i migranti, il Mediterraneo è la tratta più pericolosa per raggiungere l’Europa

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Circa un paio di settimana fa ero alla caccia di qualche dataset interessante da analizzare, girando per Kaggle mi sono imbattutto in un dataset riguardante i migranti morti in tutto il mondo. Certo, ultimamente in italia si sente parlare molto di migranti, barconi, Libia, ma le storie che ci arrivano sono le storie dei “vincitori”, di coloro che ce l’hanno fatta, invece io avevo trovato una risorsa che mi avrebbe aiutato a capire la realtà dei vinti, ad avere una visione d’insieme.

Prima di mostrarvi la mia analisi (mi preme sottolineare che si tratta di una analisi puramente visuale, quindi non aspettatevi modelli predittivi, regressioni, classificatori, etc…). Spendo due righe per parlarvi dell’associazione la quale, si è occupata di raccogliere i dati: la Missing Migrants Project. La Missing Migrants Project si occupa di registrare tutte le morti di persone avvenute durante diversi percorsi migratori, registrando il numero di morti, di sopravvissuti, di donne, di bambini, l’attendibilità delle fonti, le coordinate del salvataggio e altri parametri. Sono escluse le morti avvenute in campi di detenzione o morti avvenute in condizione esterne al processo migratorio (un migrante morto in una piantagione di pomodori non è incluso per capirci). Pertanto nel dataset abbiamo una riga per ogni ritrovamento o salvataggio (ritrovamento viene definito come la scoperta di corpi umani deceduti mentre salvataggio si intende il ritrovamento di un gruppo di migranti i quali poi possono morire o meno) con diversi attributi, i dati sono riportati dal 2014 a marzo 2019, quindi i dati del 2019 vanno presi con le pinze.

Analisi globale

Passiamo alla mia analisi, se siete scettici potrete trovare tutto quello che ho fatto (compreso il codice) sul mio blog, pertanto siete invitati a proporre cambiamenti o migliorie. Mi sono innanzitutto chiesto quali fossero le etnie e le cause di decesso più frequenti nel mondo:

Numero di morti per ogni etnia riportata nel dataset.

Sembra che per la stragrande maggioranza dei morti non sia possibile risalire ad un’etnia precisa, insomma, acqua e deserto non sono molto gentili con i corpi. Ho voluto verificare la cosa guardando quali fossero le cause di morte più comuni:

Infatti la maggior parte delle morti sono sconosciute oppure si presume che i migranti siano morti annegati (ricordo che nel dataset sono contati anche i ritrovamenti, non solo i salvataggi). A questo punto ho voluto avere un’idea di dove avvenissero i ritrovamenti, quale fosse il periodo dell’anno più pericoloso e quale fosse la regione con il numero più alto di morti.

Qui vengono descritte le regioni più pericolose e i mesi dell’anno dove avvengono la maggior parte dei decessi.

Come si vede dalla mappa i decessi dovuti ai vari percorsi migratori avvengono soprattutto in Africa con particolare attenzione all’Africa del Nord, Aprile sembra essere il mese più pericoloso in cui cercare di viaggiare, in generale il periodo estivo ha un numero di morti medie per salvataggio più alto dell’inverno, con Aprile e Maggio ben sopra la media, questo però più che dalle condizioni atmosferiche potrebbe essere dovuto alla maggiore affluenza. Terribile è, però, il dato sul totale delle morti in base all’area geografica. Il Mediterraneo in meno di sei anni ha visto più di diciassetemila morti (ricordo a tutti che queste sono stime al ribasso), essendo quindi italiano ho deciso di dedicarmi ad un’analisi mirata alle morti nel Mediterraneo.

Analisi del Mediterraneo

Vengono mostrati i ritrovamenti e i salvataggi in mare nel Mediterraneo, divisi per tipo di rotta migratoria.

Qui scopriamo che la tratta più popolosa e pericolosa è quella che parte dalla Libia e cerca di arrivare in Italia, nel Mediteraneo Centrale, in media (per ogni barcone che viene ritrovato), muoiono quasi quaranta persone. Qui sono rimasto spiazzato, insomma, come è possibile che la gente prenda di proposito la tratta più pericolosa di tutte per arrivare in Europa? Prima di lasciarsi andare alle teorie del complotto è bene aprire internet e cercare su fonti affidabili i possibili motivi per il quale orde di disperati cercano la via più pericolosa per arrivare in Europa: gli Stati come Turchia, Marocco, Algeria ricevono finanziamenti dall’UE per respingere o bloccare i migranti. Anche la Libia riceve suddetti finanziamenti, purtroppo i primi sono stati più o meno solidi mentre la Libia invece è uno stato molto debole dove signori della guerra controllano porzioni di territorio e dove il mondo occidentale non ha bene idea di chi appoggiare. Ovviamente dove non c’è Stato di diritto non c’è tutela e rispetto dei trattati, e ovviamente dove non c’è Stato, i confini diventano molto più penetrabili.

C’è da dire che l’Italia negli ultimi anni non è stata con le mani in mano e ha provveduto a fare delle leggi provando a diminuire l’affluenza migratoria, cercando anche di diminuire le morti in mare, ma questi interventi sono stati efficaci?

morti ogni anno

Nel grafico sono rappresentate quattro statistiche divise per anno e colorate in base alla rotta intrapresa dai migranti. Nel primo grafico è possibile vedere come la percentuale media di sopravvivenza non cambia molto anno per anno (qui è importante avere in considerazione le barre della deviazione standard, maggiore è la varianza maggiore sarà la dispersione intorno alla media), in generale non si notano trend particolari. Notare però che difficilmente si riesce a superare una percentuale di sopravvissuti del 50%. Nel secondo grafico vediamo come il numero dei salvataggi (o ritrovamenti di cadaveri) sembra avere una impennata dal 2016 al 2017 per il Mediterraneo Centrale mentre sembra esserci un trend negativo (ci sono meno salvataggi) dal 2015 in poi per quanto riguarda il Mediterraneo Est ed un trend positivo fino al 2018 per il Mediterraneo Ovest. Nel terzo grafico viene rappresentato il numero di morti, qui il Mediterraneo Centrale è quello con la mortalità più alta il quale picco viene raggiunto nel 2016 con più di quattromila morti, dal 2016 in poi i numeri diminuiscono, troviamo la risposta a questo comportamento nell’ultimo grafico dove sono rappresentati il numero di migranti totali (sia morti che vivi), nel 2016 c’è stato il picco per quanto riguarda il numero di migranti, è ovvio che quando più persone attraversano il Mediterraneo più ne muoiono.

Qualcosa dal 2016 ha diminuito l’affluenza di migranti nel mediterraneo, specie nella parte centrale, che questo sia imputabile agli sforzi dell’Italia o di qualche altro avvenimento non è possibile da definire in questa sede, di certo dal 2016 la situazione è nettamente migliorata, ma la strada da fare sembra comunque lunga (nel 2018 sono morte più di mille persone a pochi chilometri dalla Sicilia). Bisogna anche sottolineare che nonostante il numero di persone che tentano di attraversare il Mediterraneo la percentuale di sopravvissuti per salvataggio non cambia, questo per sottolineare quanto il Mediterraneo sia pericoloso se non attraversato in condizioni ottimali.

Spero che questi dati via abbiano dato una nuova visione su quello che succede nel Mediterraneo e che vi aiutino a valutare meglio le notizie che riceviamo giornalmente. L’intento qui è di prendere dei dati, analizzarli e guardare come stanno realmente i fatti, senza filtri ideologici o di altro tipo in modo da avere una visione il più neutra possibile:

Senza i dati siamo ciechi e sordi nel mezzo di un’autostrada – Geoffrey Moore

 

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Una triennale in Biotecnologie e una Magistrale in Biologia Computazionale a Trento. Un'amore per la chitarra, il fai da te, la procrastinazione e tutto ciò che può essere analizzato in python o R con un grafico.

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